Diego racconta KAEST 2024

  • Home
  • /
  • Diego racconta KAEST 2024

All’inizio di novembre, approfittando di una pausa di una decina di giorni dai miei impegni universitari e dalla vita quotidiana, ho viaggiato in nuovi paesi, anche questa volta attraverso l’Esperanto.
Per questo ho partecipato alla Conferenza sull’Applicazione dell’Esperanto nella Scienza e nella Tecnica, abbreviata in “KAEST”, che si svolge nella Repubblica Ceca o in Slovacchia.
Nel 2024, questo vento si è tenuto dal 7 al 10 novembre nella città slovacca di Žilina, piccola ma a suo modo affascinante.
KAEST ha visto la partecipazione di oltre 60 persone provenienti da 10 nazioni, tra le quali ero ancora una volta il più giovane (ufficialmente c’erano alcuni giovani, ma pochi). Durante l’evento si sono tenute diverse interessanti conferenze e attività sui due macrotemi contenuti nel titolo stesso.

La Conferenza si è svolta in un piccolo hotel leggermente fuori dal centro di Žilina. Non ho nulla di particolare da raccontare su quel luogo, che in generale non mi è dispiaciuto.

È stata senza dubbio un’esperienza utile per me, in particolare perché mi ha permesso di riflettere su tematiche che sono, per così dire, “estranee” a me e comunque al di fuori delle mie aree di studio abituali. Ritengo che questa “immersione” in campi così vasti e da approfondire sia stata del tutto efficace per allargare i miei orizzonti, incontrare diverse realtà di cui generalmente non mi occupo, e ovviamente crescere come persona.
La Conferenza è durata tre giorni, e tra le presentazioni che ho ascoltato c’è stata quella di Gabriele Esposito, un esperantista italiano, che ha parlato del ruolo dell’Esperanto nella risoluzione dei conflitti internazionali, parlando da un punto di vista filosofico e permettendo sempre un dialogo aperto e alla fine anche un piccolo dibattito. Ha trattato un argomento grande e serio, e a mio giudizio lo ha fatto sapientemente.
La mia attività preferita – forse più un gioco – è stata l’uso della Realtà Virtuale: ho indossato un visore VR davanti agli occhi e sono stato assorbito come in un’altra dimensione, stabilendo un contatto con il nuovo ambiente in cui mi trovavo, ad esempio un gioco sparatutto e una partita di ping-pong contro un mio clone.

La Realtà Virtuale è da anni molto popolare ed è sempre rimasta molto attuale, e saperla usare consapevolmente sarà molto probabilmente un grande vantaggio in tempi non troppo lontani. Inoltre, l’ho studiata in diversi miei corsi universitari, ero davvero curioso di vivere un’esperienza simile e finalmente sono riuscito a esaudire il mio desiderio: che soddisfazione, davvero! Oltre a questo aspetto, è anche divertente “perdersi” nei mondi che questo tipo di realtà mette a nostra disposizione.
Sono veramente grato a KAEST e ai suoi organizzatori e relatori per avermi offerto questa opportunità.

Ho apprezzato anche il luogo scelto per tenere KAEST: Žilina è piccola e ha poche attrazioni turistiche, ma non è affatto un centro urbano isolato. Ha ogni tipo di comfort riguardo a cibo, trasporti pubblici molto efficienti, negozi, ecc..
Culturalmente, vale la pena menzionare solo due piazze principali con le due chiese principali e le strade che le collegano. All’interno, la stazione ferroviaria non è nulla di speciale, ma all’esterno mostra sontuose vetrate con persone in abiti tradizionali slovacchi impegnate in attività rurali. Al confine nord di Žilina c’è anche il Castello di Budatín, dove si sono recati i partecipanti del KAEST durante un’escursione comune.
Le temperature in novembre erano ovviamente basse, e di notte scendevano facilmente sotto gli 0°C, ma ci siamo adattati senza troppi problemi spiacevoli.
Quello che mi ha veramente rallegrato è stata la regione circostante di Žilina: la cittadina si trova in una conca tra i Monti Tatra, divisi tra Slovacchia e il sud della Polonia. I paesaggi lì sono a dir poco mozzafiato, e semplicemente non potevo non visitarli!
E così, insieme a un amico, ho fatto un’escursione a Jánošíkove diery: abbiamo fatto un semplice trekking in mezzo a una natura meravigliosa e dai colori autunnali. Abbiamo seguito un sentiero lungo il corso di un ruscello tra pareti rocciose (una forra), con molte cascatelle. Tutti i panorami, i rapporti luce-ombra e in particolare ogni passo erano semplicemente magici.
È stata un’occasione perfetta per ricaricare le batterie e sentirmi rinato.
Sono molto felice che il soggiorno in Slovacchia mi abbia permesso anche di conoscere il paese in modo più concreto, in questo senso più da vicino.

Un’altra tappa imperdibile del programma è stata una sorta di Trinkomangxa Nokto, che si è svolta addirittura due volte, durante la quale si sono degustati come di consueto prodotti di diversi Paesi (ho particolarmente amato un formaggio filamentoso). Da parte nostra, l’Italia ha offerto alcuni dolcetti.
La maggior parte dell’attenzione è stata catturata dalla vasta gamma di vini e bevande alcoliche slovacche (Unicum ungherese nel mio cuore!). C’è stata una loro degustazione comune, e poi la serata è proseguita con momenti di allegria insieme, anche con musiche e canti.
Prima di entrare in Slovacchia, ho trascorso due giorni a Cracovia, bellissima città del sud della Polonia, dove sono volato in attesa dell’inizio di KAEST (l’aeroporto KRK è il più vicino a Žilina). Là si trova, tra l’altro, una strada intitolata a Zamenhof.
Da un po’ di tempo avevo intenzione di visitare Cracovia, conoscendo le sue bellezze. Ho visitato in particolare il Museo Czartoryski, che ospita la famosa Dama con l’ermellino (1488-90) di Leonardo da Vinci, e contiene belle sale espositive con opere d’arte sulla storia polacca ed europea. Da menzionare anche il Paesaggio con il figliol prodigo (1638) del fiammingo Rembrandt van Rijn.
Cracovia ha un centro storico davvero affascinante, con la più grande piazza medievale del Vecchio Continente, che sfoggia l’antico mercato dei tessuti (rynek, ora luogo dove acquistare souvenir), la solenne chiesa dedicata alla Vergine, la torre dell’orologio e l’elegante via Floriańska, che unisce la piazza all’esterno della città.
Vi sono anche un castello e una cattedrale sopraelevati sulla collina del Wawel, che offre un altro bel punto panoramico. Il fiume Vistola scorre nella parte sud, appena sotto il quartiere della sinagoga.
Ho apprezzato la grande attenzione che i Polacchi hanno per il verde e la natura, gli spazi pubblici, la pulizia quasi onnipresente di strade e marciapiedi. Della vita a Cracovia ho avuto un’impressione di calma e tranquillità.
Se non ci sono riuscito molto in Slovacchia, è in Polonia che ho gustato più volte la cucina nazionale: ho mangiato i famosi ravioli pierogi e i gołąbki, polpette allungate di riso e carne avvolte in foglie di cavolo cotto ricoperte di salsa di pomodoro. Smacznego!
Quando è stato il momento di lasciare la Polonia per la Slovacchia, ho approfittato della comoda tratta ferroviaria per fermarmi alcune ore ad Auschwitz (Oświęcim) per visitare i tristi ex campi di concentramento di Auschwitz e il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Meritano assolutamente una fermata, sono luoghi molto suggestivi e che fanno riflettere sugli orrori bellici contro persone innocenti.
Dunque, complessivamente un’altra grande esperienza indimenticabile nel mondo dell’Esperanto, esplorando nuovi paesi di grande valore, per la quale ringrazio la Bunta Esperanto-Asocio (BEA), che anche questa volta mi ha reso possibile viaggiare.
E grazie a voi per la vostra attenzione, cari lettori, e alla prossima!
Il vostro Diego

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

Potrebbero interessarti anche

A Tiana, parte di una comunità

A Tiana, parte di una comunità

L’82ª Internacia Junulara Kongreso (IJK), si è svolta a Tiana, in Catalogna, dal 9 al 16 agosto 2026, è stata la mia prima esperienza a un congresso esperantista di queste dimensioni e,...

LEGGI DI PIù $