Esperienze di mobilità dal Photo Forum Fest a Bercellona

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Una nuova mobilità per BEA! Dal 15 al 17 marzo sono partite tre ragazze dell’associazione per il 𝗣𝗵𝗼𝘁𝗼 𝗙𝗼𝗿𝘂𝗺 𝗙𝗲𝘀𝘁 a Barcellona.
Di seguito riportiamo le tre esperienze delle ragazze che hanno partecipato all’evento.
Qui il link dell’evento > https://www.photoforumbarcelona.com/

 

Esperienza di Francesca De Melas

Sono Francesca, ho 22 anni e studio Antropologia a Bologna. Dal 15 al 17 Marzo ho partecipato al Photo Forum Fest, un’esperienza per me totalmente nuova dal momento che non mi ero mai interessata al mondo della fotografia. La cosa che mi ha stupita di più  è che dietro quella che sembra una semplice foto c’è un enorme lavoro, sia tecnico che di  ricerca. Non mi aspettavo di rimanere così stupita davanti alla maestria che i fotografi hanno di raccontarci una storia attraverso i loro scatti. Sono grata di questa esperienza  perché incontrare e parlare con persone così tanto appassionate alla fotografia mi ha  coinvolta molto, facendomi vivere questi tre giorni al meglio spinta da una curiosità del  tutto nuova. Studiando Antropologia, pensavo di sapere tantissime cose riguardo alle  culture di diversi paesi ma durante questa fiera ho avuto la possibilità di vedere  rappresentate e raccontate in modo molto più personale molte delle cose studiate nel  corso di questi anni di università. Poter ascoltare i racconti dei fotografi che avevano  passato diverso tempo in quei paesi mi ha fatto amare ancora di più quello che studio e  soprattutto è stato bellissimo vedere come ciò che per me è sempre stato solamente del  sapere nozionistico per altri era della vera e propria arte.

Esperienza di Maria Chiara Frongia

Mi chiamo Maria Chiara, ho diciannove anni e frequento il corso di Scienze e tecniche  psicologiche a Cesena. Dal 15 al 17 Marzo ho avuto la grande opportunità di andare ad  una delle fiere fotografiche che già da tempo sognavo di vedere. Nonostante io studi  psicologia, ho sempre provato un forte interesse verso la fotografia ma non avevo mai  avuto l’occasione di confrontarmi da vicino con questo mondo. Questa fiera è stata  personalmente molto stimolante sia per l’arte fotografica che ho potuto ammirare ma  soprattutto per i consigli e le persone che ho incontrato. Ho cercato di sfruttare questa  esperienza al meglio per confrontarmi con i molti amanti della fotografia e parlare della  passione che ci accomuna, ma anche per ascoltare i numerosi artisti, cercando di capire  meglio come sia lavorare in questo ambito. Uno dei confronti più interessanti che ho  avuto è stato sicuramente quello con un ragazzo che aveva più o meno la mia età,  conosciuto durante il secondo giorno del Photo Forum Fest. Parlare con lui mi ha davvero  ispirata perché’ nonostante fosse molto giovane aveva già deciso che la fotografia  sarebbe stata il suo futuro, così da qualche anno si stava dedicando solo a questo,  girando il mondo e coltivando la sua passione. Questo incontro mi è servito perché molto  spesso, studiando all’università, finiamo per concentrarci troppo sul passare gli esami,  perdendo di vista i nostri veri obbiettivi e i nostri sogni. Sono quindi tornata in Italia con  una migliore consapevolezza e più passione di prima.

Esperienza di Giulia Girelli

Mi chiamo Giulia, ho diciannove anni e frequento la Nuova  Accademia di Belle Arti a Milano.
Ho trascorso i giorni dal 15 al 17 marzo a Barcellona per  partecipare al Photo Forum Fest, una delle più importanti fiere  europee per il video e la fotografia.
Partecipare a una fiera internazionale per me è stato arricchente  sotto moltissimi punti di vista: frequentando un’accademia di  belle arti e portando avanti un corso di fotografia, ho potuto osservare un ambiente saturo di esperti nel campo e  confrontarmi con diverse persone riguardo all’utilizzo dei diversi  tipi di macchina fotografica, anche in relazione allo scopo per  vengono scelte.
Ho assistito alla presentazione di un documentario chiamato  “Emocional”, e capito le dinamiche nell’esposizione di video in  ambienti come quello di questa fiera. Inoltre abbiamo potuto  vedere diverse mostre fotografiche da parte di diversi artisti  provenienti da tutto il mondo.
Abbiamo conosciuto anche altre ragazze italiane che come noi  erano lì per partecipare a questo evento; ci siamo confrontante  sul nostro percorso universitario e abbiamo scoperto di avere molto in comune dal punto di vista degli interessi riguardo alla  fotografia, una di loro frequentava come me un’accademia ed era interessata a proseguire i suoi studi nell’ambito cinematografico. Complessivamente è stata un’esperienza molto stimolante, ci ha  dato modo di conoscere una parte più professionale e  commerciale del mondo della fotografia, andando oltre le singole  mostre fotografiche e mettendoci in contatto con esperti nel  campo, dandoci la possibilità di confrontarci con chi già da  tempo lavora all’interno del settore.

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

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