Incontrare l’Europa a Kaunas

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A Kaunas, in Lituania, si sono svolti dal 5 al 13 luglio i Giorni Baltici dell’Esperanto: nell’acronimo in lingua Esperanto, BET – Baltiaj Esperanto-Tagoj.

I BET nascono nel 1959 nel contesto delle repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania), con un respiro transnazionale e anche con lo scopo di agevolare gli esperantisti che vivevano nell’allora Unione Sovietica a godere della possibilità di poter incontrare altri esperantisti nella cornice di un incontro internazionale di ampio respiro. Occorre infatti ricordare l’impossibilità, per gli esperantisti che vivevano nell’allora blocco sovietico, di raggiungere liberamente i Congressi o Festival che si tenevano in territori del blocco occidentale. Inizialmente denominati Ĉebalta Studenta Esperanto-tendaro, furono in un secondo momento definiti Baltia Esperanto-Tendaro, per infine giungere all’attuale definizione di Baltiaj Esperanto-Tagoj, configurandosi nel tempo come uno tra gil eventi internazionali di maggior richiamo per la comunità esperantista (tanto che è usuale sentirli definire come “UK a misura d’uomo”).

I BET si svolgono ogni anno, a rotazione, in una diversa Repubblica Baltica, alternando la sede tra Lituania, Lettonia e Estonia. Il 2025 ha visto svolgersi i BET nella città di Kaunas, seconda città lituana per ordine di grandezza e popolazione, nonché sede della capitale nei primi decenni del Novecento.

Ospitati negli ampi e moderni spazi della Università Vytautas Magnus, quasi trecento persone provenienti da vari paesi dell’Unione Europea, e non solo, si sono incontrati per approfondire i problemi culturali e linguistici della comunicazione internazionale, scambiare esperienze di gestione di movimenti internazionali, perfezionare la lingua Esperanto, e soprattutto godere dell’atmosfera internazionale del congresso.

La Lituania, terra profondamente influenzata dai passaggi di culture e lingue nonché importante riferimento per la storia della lingua Esperanto, ha accolto gli esperantisti con i saluti inaugurali di Juozas Olekas, Vicepresidente del Governo, che ha sottolineato l’attualità della ricerca linguistica e culturale insita nel progetto di lingua comune per tutti i popoli e nell’ideale di incontro, pace e amicizia fra persone che vivono realtà diverse e in tanti paesi. Tra le personalità istituzionali intervenute, Kestutis Budrys, Ministro degli Affari Esteri, ha ricordato che Ludovico Lazzaro [-2] Zamenhof, creatore dell’Esperanto, proprio a Kaunas ha vissuto e ha trovato terreno fertile e accogliente per il suo progetto di unione fra i diversi popoli tramite una lingua comune, un ponte di pace: tema più che mai attuale anche oggi anche, proprio in Europa e nei paesi attigui alla Lituania. La cerimonia inaugurale ha visto il susseguirsi di ulteriori importanti saluti di accoglienza da parte di ministri e di autorità locali, che hanno accolto i congressisti in un clima di comprensione, gioia e incontro nel rispetto delle diversità, naturalmente favorito in una terra come la Lituania, già incline all’incontro con l’altro, per la sua storia che nell’arco della settimana di congresso abbiamo avuto modo di comprendere ed esplorare meglio.

Il territorio di Kaunas ha infatti offerto numerose possibilità di visita e di approfondimento, consentendo di spaziare dalla scoperta di siti storici e museali, all’esplorazione di contesti maggiormente naturalistici.

La sede del congresso (“Kongresejo” in lingua Esperanto) d’altronde ha facilitato da subito una felice alternanza tra la partecipazione alle conferenze e incursioni nel tessuto urbano circostante: l’Università è infatti ubicata in una zona attigua al centro, dove invece è localizzata la parte più antica della città di Kaunas (la “città vecchia”). Con una piacevole passeggiata o, in alternativa, con un rapido spostamento con i mezzi pubblici, è così possibile percorrere e ammirare le zone più interessanti della città.

Nello specifico, il quartiere in cui si trovava la sede congressuale, appunto, ospitava diverse sedi istituzionali, di carattere culturale (Università, licei, etc.) e amministrativo (ambasciate, etc.). Significativa anche la presenza museale, caratterizzata dal Vytautas the Great War Museum e dal Čiurlionis National Museum of Art, oggetto proprio di un’escursione organizzata nell’ambito del congresso, a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare, scoprendo la figura di questo intellettuale di fama internazionale, che vanta i suoi natali proprio a Kaunas. Poeta, compositore, pittore, Čiurlionis diede un forte impulso alla vita culturale lituana e non solo dei primi del Novecento, contribuendo, tra le altre cose, alla definizione e all’avvio della corrente del Simbolismo. Il museo a lui dedicato, in occasione del 150mo anniversario della nascita, ha proposto un allestimento corredato da un’esposizione tematica relativa al Cosmo. Molto interessante e curata inoltre l’introduzione alla visita realizzata tramite un filmato fruibile con visori 3D.

Le strade di Kaunas non hanno finito di sorprenderci con i musei e, percorrendole a piedi, ci siamo potute imbattere in numerose installazioni di arte contemporanea e street art. L’incantevole quartiere di Žaliakalnis, raggiungibile tramite una funicolare, permette infine di avere una visuale unica sulla città, che abbraccia in un unico sguardo i quartieri centrali sino alla gigantesca chiesa della Resurrezione.

Kaunas ha offerto la possibilità di esplorare un territorio in cui storia e natura si intrecciano reciprocamente: proprio percorrendo la città vecchia, dopo aver ammirato i bastioni posti a difesa delle sue estremità, è possibile affacciarsi sulla confluenza tra i fiumi Neris e Nemunas.

E la confluenza è stato proprio il tema stesso del congresso: una suggestione, ispirata dalla conformazione reale della città, che descrive e auspica proprio la coincidenza fra l’incontro di esperantisti e l’unione dei fiumi che tanto caratterizza la città.

Il programma dell’evento si è svolto fra corsi di approfondimento di Esperanto, laboratori di letteratura, serate di arte e musica, dibattiti sul movimento esperantista nelle repubbliche baltiche, corsi di traduzione e conferenze relative alla sfida della traduzione automatica, seminari sulla pedagogia tradizionale e in rete, sessioni dell’Accademia delle Scienze in Esperanto (SUS), nonché appunto gite alla scoperta del territorio e momenti di approccio alla lingua e letteratura Lituana.

Proprio nell’ambito delle proposte di offerte dal congresso è stato possibile approfondire contenuti specificatamente attinenti la storia e la cultura lituana attraverso un ciclo di conferenze dedicato a queste tematiche: un’opportunità unica, che ha permesso di scoprire dall’interno il percorso storico affrontato dalla Lituania, contraddistinto, purtroppo, da diverse e durature occupazioni, in primis, nella storia recente, quella nazista e quella comunista.

L’eco delle lotte di liberazione coraggiosamente affrontate dal popolo lituano è una presenza forte e costante, che si percepisce chiaramente sia nei contesti più istituzionali come, appunto, le conferenze congressuali, sia nei frangenti più informali come le semplici chiacchierate attorno ad un caffè.

La settimana trascorsa ai BET ha inoltre previsto una sosta intermedia nella capitale Vilnius: per quanto visitata sotto una pioggia battente, l’esplorazione di Vilnius ci ha permesso di scoprire una città cosmopolita e ricca di storia ed arte, che non dimentica però il recente passato storico. Toccante è stato a questo riguardo la visita del Museo della Liberazione, realizzato negli spazi di quella che sino agli anni Ottanta era una prigione del KGB, ricco di documenti provenienti sia dal periodo di occupazione nazista, sia dal periodo di occupazione comunista. Costanti, inoltre, le testimonianze tangibili di vicinanza all’Ucraina, sia attraverso opere di street art, sia attraverso l’esposizione della bandiera ucraina in diversi luoghi istituzionali.

La settimana trascorsa ai BET ha lasciato un profondo segno, dato dall’esperienza sia culturale che umana attraversata in questi giorni: un segno che ha assunto rapidamente la forma di un sorriso, aperto verso l’Altro.

Gianfranca Gastaldi, Michela Concialdi

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

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