JES 2024/2025: Un Capodanno internazionale in Belgio

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JES 2024/2025: Un Capodanno internazionale in Belgio

Tra il 27 dicembre 2024 e il 2 gennaio 2025, il villaggio di Ferrières, in Belgio, ha ospitato il Junulara Esperanto-Semajno (JES), un evento che ha unito giovani esperantisti da tutto il mondo. Per molti partecipanti, questa esperienza è stata resa possibile grazie al supporto di Bunta Esperanto Asocio (BEA) e ai finanziamenti del programma Erasmus+, che hanno abbattuto le barriere economiche per chi desiderava partecipare.

Un programma ricco di attività

Lo JES si è distinto per un calendario denso e variegato, pensato per stimolare curiosità, creatività e dialogo interculturale. Tra gli eventi principali:

  • Conferenze di alto livello, come quella sulle implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale o sull’elemento “mercurio” esplorando la storia di questo elemento, le sue proprietà, i suoi usi nel tempo, e i suoi effetti sull’ambiente. Questi incontri hanno offerto momenti di apprendimento su temi scientifici e culturali.
  • Laboratori pratici, che hanno spaziato dalla lingua persiana al teatro in Esperanto, incoraggiando i partecipanti a mettersi in gioco.
  • Spettacoli culturali e concerti, che hanno animato le serate con musica, recitazione e attività artistica.

Un momento speciale è stato la messa in scena di un’opera teatrale originale in Esperanto, alla quale molti hanno contribuito come attori o organizzatori, dimostrando l’energia creativa della comunità esperantista.

Un’esperienza internazionale e inclusiva

Il valore dello JES non si è limitato al programma, ma è emerso soprattutto nella sua atmosfera unica. I partecipanti hanno descritto il congresso come un luogo di incontro tra culture, lingue e prospettive.

La comunità presente rifletteva una straordinaria diversità, che andava dalla provenienza geografica all’attenzione per le diverse sensibilità alimentari, come la pluralità di orientamenti sessuali e identità di genere. Questa inclusività è stata accompagnata da un forte senso di rispetto reciproco, arricchendo l’esperienza di ognuno.

Come raccontato da un partecipante:

“Ho imparato tanto dalle persone più giovani, così come da quelle che hanno sostenuto il movimento esperantista per decenni. Questo scambio generazionale è stato incredibilmente arricchente.“

Capodanno: una notte indimenticabile

La notte del 31 dicembre è stata il momento clou dell’evento. Una celebrazione multilingue e multiculturale ha accolto il nuovo anno con canti, balli e un’energia collettiva che ha reso la serata indimenticabile.

Un momento particolarmente apprezzato è stato il karaoke, dove i partecipanti hanno condiviso canzoni dei loro paesi d’origine. È stata una dimostrazione di come la musica, come l’Esperanto, possa unire persone di lingue e culture diverse.

Grazie a BEA e Erasmus+

Per molti giovani, lo JES non sarebbe stato possibile senza il sostegno di BEA e dei finanziamenti Erasmus+. Questo supporto ha permesso loro di vivere un’esperienza che ha arricchito non solo il loro bagaglio culturale, ma anche quello umano.

Come riportato da un partecipante:

“Ancora una volta, l’Esperanto ha reso possibili contatti internazionali che altrimenti non avrei mai vissuto. Sono profondamente grato a BEA per avermi dato questa opportunità.“

Un messaggio di ispirazione per il futuro

Il JES 2024/2025 non è stato solo un evento, ma un’esperienza che ha incarnato i valori di pace, inclusione e collaborazione che l’Esperanto rappresenta. Questo congresso ha dimostrato che, nonostante le differenze, è possibile creare spazi di dialogo e amicizia che abbattono confini e pregiudizi.

Con lo sguardo rivolto al futuro, Bunta Esperanto Asocio invita tutti a unirsi alle prossime iniziative per continuare a costruire ponti tra persone e culture.

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

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