L’Esperanto mi ha già permesso di viaggiare molto per partecipare a eventi di vario genere in Europa, ma il KlaĉKunveno PostSomera (KKPS) ancora mancava nella mia “collezione”. È il cavallo di battaglia della Gioventù Esperantista Olandese (NEJ). Condensandolo in tre parole: breve ma rilassante.
Dopo ben tre anni di pausa l’evento si è tenuto finalmente di nuovo, questa volta (novembre 2025) nei dintorni della paesino di Gemert. Il suo partecipante numero 1 è il gallo KokoPoso, un peluche mascotte dell’intero incontro.
Prima però di raggiungere tale luogo in treno e autobus ho fatto una sosta a metà strada a ’s-Hertogenbosch (conosciuta anche come Den Bosch), una città affascinante immersa in una deliziosa atmosfera natalizia. Lì sono stato ospitato da Mieke e Wim, ai quali rivolgo un sentito ringraziamento per la loro disponibilità nell’accogliermi nella loro casa.
Den Bosch è un posto piuttosto verde attraversato da molti canali. Ha una cattedrale dedicata a San Giovanni, sulla cui parte esterna si può scorgere (a fatica!) un Easter egg: la statua di un angelo che indossa dei jeans e che parla al telefono! Un’altra sorpresa è una vetrata dell’edificio che contiene una foto dell’attacco alle Torri Gemelle di New York nel 2001.
Vicino alla cattedrale c’è una chiesa sconsacrata che dal 2007 ospita un centro artistico dedicato a Hieronymus Bosch (Jeroen in olandese, 1450-1516 ca.), noto pittore di mostri e inquietanti creature spesso immersi in paesaggi di caos; benché poche opere siano accertate come sue, la più famosa è Il Giardino delle Delizie, un trittico che raffigura le scene del matrimonio di Adamo ed Eva, del verde giardino già citato e dell’Inferno con anime sventurate e demoni che le tormentano.
Sempre a ’s-Hertogenbosch – letteralmente “bosco ducale” – c’è anche una piazza del mercato con bancarelle che vendono snack. Nello stesso luogo si trovano la casa natale di Jeroen Bosch e una statua a sua immagine.
Tornando al KKPS, il fine settimana è stato estremamente tranquillo e rigenerante: tra giochi da tavolo, qualche breve conferenza (di cui una mia sul tema della mia tesi universitaria, ossia il dio nordico Loki), concerti e danze serali tutto è filato liscio. I nostri saloni e camere nella fattoria “De Coxse Boerderij” erano semplici e ma accoglienti: c’era uno spazio per conferenze, canto e danza, senza contare un’altra sala con cucina e tavoli. La fattoria si trova appena fuori dal villaggio di Gemert, ubicata già nella piatta campagna olandese.
In quel luogo mi hanno raggiunto Gabriele, attuale presidente della IEJ, e Francesco, volontario di TEJO, e complessivamente i partecipanti là presenti erano circa venticinque.
C’è stato un momento divertente con l’improbabile visita di Sinterklaas (San Nicola) con la sua lunga barba bianca riccia, il mantello rosso e il bastone ricurvo, che ci ha portato dei dolcetti. Secondo la tradizione egli parte dalla Spagna e “visita” i Paesi Bassi ogni anno nella notte del 5 dicembre; la sua festa è molto amata da bambini e famiglie, che per l’occasione decorano le proprie case. Il santo è accompagnato da Piet, un buffo aiutante giullaresco che indossa abiti dai colori vivaci e grandi orecchini. Un tempo aveva la pelle nera poiché era uno schiavo moro; ora però, per motivi legati al razzismo, il suo aspetto è stato cambiato in quello di un personaggio con il viso sporco di fuliggine o cenere, motivando ciò col fatto che sarebbe suo compito scendere per i camini per entrare nelle case e consegnare i regali.
Durante il KKPS ho approfittato del tempo grigio e piovigginoso (ho sempre amato la pioggia) per passeggiare per Gemert: come immaginavo, il villaggio è piccolo e non offre quasi nulla di particolare. Ha una via principale con negozi, una chiesa e un cimitero; oltre a ciò, il resto è occupato solo da case.
Dopo la conclusione del KKPS mi sono ridiretto verso l’aeroporto, ma non prima di aver passato un’ultima notte a Utrecht presso Daniel e Saskia, un’altra coppia trovata tramite Pasporta Servo. Approfittando dell’occasione ho esplorato il centro città nonostante il poco tempo disponibile. Sono passato sotto il campanile (Domtoren), che svetta solitario tra i tetti ed è il più alto dell’intero Paese (circa 113 m). Utrecht segnava un tempo un confine dell’Impero Romano: il suo nome deriva probabilmente da “Trajectum”, parola ritrovabile anche in “Maastricht” che indica un punto di attraversamento, in questo caso quello sul Vecchio Reno (Oude Rijn), una delle ultime diramazioni del suo corso.
Un’ultima cosa di Utrecht da menzionare è il museo dedicato a Nijntje (Miffy fuori dai Paesi Bassi), libro per bambini del 1955 di Dick Bruna e poi anche cartone animato su una simpatica coniglietta molto amata a globalmente.
Ecco qui infine un elenco delle varie specialità olandesi che ho potuto assaporare durante la mia permanenza, tra cui:
- gli stroopwafels, grossi biscotti tondi con uno strato interno di sciroppo, già da tempo uno dei miei cibi stranieri preferiti
- le pepernoten, piccoli biscottini duri la cui forma ricorda un po’ quella degli amaretti che possono essere ricoperti da cioccolato di vario genere
- le bitterballen, polpettine vegane fritte
- il hagelslag (lett. “colpo di grandine”), cioè codette di cioccolato o zucchero da spargere sul pane precedentemente imburrato
- il pindakaas (“formaggio di arachidi”), versione olandese del burro di arachidi
- i haringbroodjes, fette di pane con tranci di aringa e pezzetti di cipolla cruda da aggiungere a piacere
- le immancabili frietjes, patatine fritte da gustare con litri di maionese e salse!
Detto ciò, questo è tutto. Un grazie va in particolare a Frank e Giulio che hanno reso possibile il KKPS, allo scout Lupo che ha cucinato per tutti, al fotografo Ivo, al duo musicale Mezbakita e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere speciale questo evento.
Vi è già noto il mio modo di congedarmi: alla prossima occasione in Esperantujo!
Diego F. Lotesto



