Il ĈAR (Ĉelima Aŭtuna Renkontiĝo) è uno di quegli incontri che, pur nella loro dimensione raccolta, riescono a racchiudere un mondo. Nato dall’iniziativa congiunta di LEJO e PEJ, le sezioni giovanili lituana e polacca del movimento esperantista, l’evento si inserisce nella lunga tradizione di scambi culturali e linguistici che attraversano l’Europa centro-orientale. Queste iniziative, che risalgono alle prime esperienze di cooperazione tra giovani esperantisti nel dopoguerra, hanno spesso avuto la funzione di costruire legami oltre i confini nazionali, in particolare in aree di frontiera dove storia e identità si intrecciano in modo profondo.
Quest’anno il ĈAR si è svolto tra Druskininkai, rinomata località termale nel sud della Lituania, e Veisiejai, piccolo centro a pochi chilometri dal confine con la Polonia. Un territorio che porta ancora i segni delle sue molteplici stratificazioni culturali: la Lituania dei grandi ducati, la Lituania occupata e quella rinata dopo l’indipendenza del 1990. Camminare per le vie tranquille di Druskininkai significa trovarsi immersi in un paesaggio dove la natura protetta domina, ma dove ogni scorcio racconta anche un frammento della storia recente del Paese.
Il gruppo, composto da nove partecipanti provenienti da diversi Paesi europei, ha trascorso tre giornate intense tra scoperte, approfondimenti e momenti di condivisione.
Il programma ha alternato attività culturali e momenti di svago, in un equilibrio che ha favorito sia la riflessione che la socialità. Le visite hanno toccato alcuni luoghi simbolici della memoria lituana: il Museo Čiurlionis, dedicato al celebre artista e compositore, dove arte, musica e spirito nazionale si fondono in un’unica narrazione; la casa di Zamenhof a Veisiejai, dove il creatore dell’esperanto trascorse parte della sua vita e dove oggi un piccolo museo e una statua ne ricordano la figura e il suo sogno di fratellanza linguistica; e infine il Grūto Parkas, singolare museo all’aperto che raccoglie statue e simboli del periodo sovietico, offrendo una prospettiva critica su quel capitolo complesso della storia del Paese.
Non sono mancati i momenti di relax e convivialità: un pomeriggio trascorso tra le saune di Druskininkai, un’esperienza tipicamente baltica che ha favorito lo spirito di gruppo e la conversazione informale tra i partecipanti. L’atmosfera, sin dal primo giorno, è stata quella di un autentico scambio internazionale, dove la lingua esperanto non è solo strumento di comunicazione, ma anche simbolo concreto di apertura e uguaglianza. Dal punto di vista formativo, l’esperienza del ĈAR è stata un viaggio nella storia della Lituania contemporanea. Le piccole case-museo visitate nella regione hanno permesso di avvicinarsi alla vita quotidiana durante la Seconda guerra mondiale e il periodo sovietico, offrendo un quadro toccante delle difficoltà, ma anche della resilienza del popolo lituano. Si è discusso del sentimento nazionale che ha resistito nei decenni dell’occupazione e del percorso che ha portato alla riconquista dell’indipendenza, un processo che ancora oggi si riflette nella forte identità culturale del Paese.
Ciò che più colpisce, al di là dei contenuti storici, è la dimensione umana e naturale dell’esperienza. La Lituania è un Paese in cui la foresta, i laghi e il silenzio sembrano accompagnare ogni conversazione; e in questo contesto i legami tra i partecipanti si sono rafforzati con naturalezza. La dimensione ridotta del gruppo ha permesso un dialogo più profondo e autentico, creando un clima di amicizia e collaborazione che ha reso l’incontro non solo un momento di apprendimento, ma anche di crescita personale. Tra le sfide principali, forse, si può citare la gestione del tempo: tre giorni sono pochi per un territorio così ricco di storia e di natura. Tuttavia, proprio questa brevità ha contribuito a dare intensità all’esperienza e a lasciare il desiderio di proseguire il dialogo avviato. Se qualcosa può essere migliorato, sarebbe forse l’organizzazione di momenti di confronto più strutturati sulle esperienze personali dei partecipanti, per rendere ancora più evidente la dimensione interculturale che è al cuore del progetto.
Il ĈAR ha confermato che, anche in un’epoca di globalizzazione accelerata, il valore degli incontri locali e delle piccole comunità internazionali resta insostituibile. A Druskininkai, tra la memoria di un passato complesso e la quiete delle foreste baltiche, si è rinnovata la convinzione che il dialogo, la curiosità e l’amicizia siano ancora oggi i veri motori dell’Europa.
Giovanni De Lucia



