Grazie al programma Erasmus+, gestito con perizia da Bunta Esperanto-Asocio, abbiamo potuto dedicare una settimana del nostro tempo a rinverdire le relazioni internazionali, che la conoscenza e l’uso della lingua internazionale esperanto rendono viepiù paritarie, di lunga durata e “prossime” nonostante la distanza spaziale.
Il nostro amico Detlef Haussner di Darmstadt (città gemellata con la mia città, Brescia) ci aspettava alla fermata del pullman proveniente dall’aeroporto di Francoforte. Il gelo, caratteristico della regione in questo periodo, era mitigato dalla scarsa umidità dell’aria e dal calore dell’accoglienza ricevuta. La sera stessa del 27 dicembre era organizzata per noi una cena con i componenti del locale gruppo esperantista. L’innegabile differenza di cultura e costumi è stata – come sempre – colmata dalla familiarità, propria delle relazioni instaurate tramite la lingua internazionale. Un certo grado di adattamento (indispensabile, data la cucina non-mediterranea proposta dai nostri amici) ha consentito di godere dei gusti e delle delikatessen della regione dell’Assia.
Il 28 è stato dedicato alla visita a Francoforte. La splendida rete di treni suburbani ci ha portato ci ha portato in fretta nella città sul Meno.
Subito abbiamo voluto vedere e immortalare il simbolo dell’euro, nato a Francoforte e ivi gestito. Abbiamo visto anche la sede della Banca Centrale Europea. Un inattesa visita è stata quella alla casa natale di Johann Wolfgang Goethe, nel centro storico della città, ora museo dello scrittore.
Una visita al museo delle caricature (con la mostra dedicata a Perscheid) ha preceduto la cena presso un locale tipico, poco frequentato da turisti e quindi più “vero”. La mattinata del 29 è stata spesa in chiacchiere: i nostri amici amano parlare di molti argomenti, e noi non ci tiriamo indietro. Al pomeriggio abbiamo dato un assaggio del concerto che avremmo presentato qualche giorno dopo: chitarra e due voci per qualche canzone in esperanto. Il concerto è stato goduto in locale da membri del gruppo esperantista di Darmstadt, e in remoto (con collegamento in Jitsi) da esperantisti dalla Russia, dalla Norvegia, dall’Italia e dal Benin.
Il 30 i nostri amici ci hanno accompagnato in auto all’albergo di Wiesbaden, nostro alloggio durante l’incontro di fine anno (Novjara Rekontiĝo: l’incontro è giunto alla 22-ma edizione: dura ogni anno dal 27 dicembre al 3 gennaio in un ostello della gioventù in Germania, e da qualche anno si svolge nella città di Wiesbaden.)
Una passeggiata quotidiana di circa due chilometri fino alla sede del congresso (e ritorno) ci ha permesso di non appesantirci troppo con le succulente prelibatezze offerte dalla cucina. Abbiamo rivisto vari amici, conosciuto meglio altri, preso conoscenza con nuove persone: la potenza della lingua esperanto nelle relazioni internazionali si tasta dalla completa parità che accomuna i parlanti. Nessuno è privilegiato, nessuno è discriminato. Nessuno è straniero in esperanto.
Abbiamo assistito a diverse conferenze, di argomento piu vario (scienza, letteratura, sociologia…). Senz’altro il bagaglio di conoscenze si può dire aumentato.
Il concerto di otto canzoni in esperanto ha avuto successo: il pubblico presente (grazie ai canzonieri distribuiti) ha potuto partecipare con passione al “canto comune”, il che ci fa supporre che la formula possa funzionare anche in futuro.
Nella mattinata del viaggio di ritorno abbiamo potuto ammirare le terme romane di Wiesbaden, con l’acqua che sgorga alla temperatura di 65 °C. L’esperienza, senz’altro positiva per ambedue, merita di essere ripetuta.
L’occasione era ghiotta e non l’abbiamo mancata
Luigi Fraccaroli



