Nel cuore della Normandia

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L’evento: il Congresso 2026 di Espéranto-France
Dal 22 al 26 maggio 2026 ho partecipato al Congresso de Espéranto-France, svoltosi a Hérouville-Saint-Clair, in Normandia. Quest’anno erano presenti circa 130 persone provenienti da cinque Paesi, oltre che dalla Francia e dai suoi territori d’oltremare.
La partecipazione ha preso forma attraverso un percorso preparatorio condiviso: che ha preceduto i giorni dell’evento. Nei mesi precedenti c’è stato un coordinamento costante via email o tramite riunioni e scambi su piattaforme di messaggistica come WhatsApp, ponendo le basi per lo scambio interculturale-interassociativo di cui si parlerà più sotto. Prima di arrivare a Hérouville-Saint-Clair ci siamo anche fermati a Parigi per incontrare gli esperantisti della capitale francese.

Il luogo e Espéranto-France
Hérouville-Saint-Clair è una città satellite di Caen, nel cuore della Normandia, regione di grande significato storico per l’Europa, a pochi chilometri dai luoghi simbolo della Seconda Guerra Mondiale, come le spiagge dello sbarco e i siti della memoria del D-Day. Questo contesto non resta sullo sfondo, ma entra in modo silenzioso nell’esperienza quotidiana: muoversi sul territorio significa attraversarecontinuamente spazi segnati da una stratificazione storica molto forte, in cui la memoria del conflitto è ancora presente nella toponomastica, nei musei e nell’organizzazione stessa del paesaggio.
Hérouville-Saint-Clair è una città costruita in gran parte nel secondo dopoguerra, pensata come espansione urbana di Caen e caratterizzata da una forte presenza di edilizia residenziale e universitaria. Questo la rende un luogo interessante per osservare, anche indirettamente, come si sia sviluppata la società francese del Novecento. Ad ospitare il congresso è stata Espéranto-France, l’associazione nazional esperantista francese, che organizza questo evento con cadenza pressoché annuale, spesso in coincidenza con il periodo di Pentecoste. Il congresso si inserisce così in una tradizione consolidata di incontri che non sono soltanto momenti linguistici, ma anche occasioni di vita associativa e di scambio culturale reale tra persone provenienti da contesti diversi.

Attività svolte
Il congresso si è articolato in quattro giornate principali più un post-congresso, combinando attività accademiche, culturali e associative attorno a tre temi principali: Pionieri, Normanni ed Esperanto e pedagogia. Tra i momenti secondo me più significativi sul piano intellettuale spicca la presentazione del romanzo “Paradizo” dell’autore iraniano Said Baluchi, opera in esperanto sulla tragedia del popolo iraniano. L’autore ha proposto una riflessione articolata sul rapporto tra democrazia, cultura e convivenza tra i popoli, usando la metafora della democrazia come giardino che richiede cura e innaffiamento quotidiano per non appassire. La sua tesi centrale — che senza intercultura non potrà esserci pace tra i popoli — ha offerto uno spunto di riflessione profondo e attuale, ben oltre l’ambito strettamente linguistico. Vorrei anche almeno menzionare la conferenza di Tim Owen dedicata alla memoria di Harold Bolingbroke Mudie, pioniere britannico e primo presidente dell’UEA. Vittima di un incidente stradale, riposa ora in Normandia. Tenerne vivo il ricordo è giusto e doveroso, così come la Federazione Esperantista Italiana fa a Crema con le giornate dedicate al pioniere italiano Marignoni.

Competenze acquisite e valore formativo
Secondo me l’intercultura non si esaurisce nello scambio linguistico, ma implica un confronto reale tra modelli organizzativi, pratiche associative e visioni del mondo. Per questo motivo ho voluto confrontarmi direttamente con dirigenti e responsabili di Espéranto-France su tematiche di gestione di comunità e strategie di comunicazione.
Prima di tutto ho fatto i miei complimenti ai “colleghi” francesi per la scelta della città: Herouville, Caen e Strasburgo (città dove si è svolto il Congresso Europeo nel 2024) sono realtà estremamente vitali dal punto di vista culturale, ma soprattutto funzionali dal punto di vista del congresso, con un’ottimo sistema di trasporto alternativo alla macchina ed economico.
Particolarmente interessante è il sistema di limitazione dei mandati del Conseil d’Administration di Esperanto-France: i dirigenti possono essere rieletti per un massimo di tre mandati biennali consecutivi, seguiti da un anno di pausa obbligatoria, favorendo il ricambio senza perdere la continuità.
Un altro elemento distintivo rispetto ai congressi organizzati dalla FEI riguarda la modalità di gestione logistica. Nei congressi di Espéranto-France i partecipanti provvedono autonomamente alla ricerca dell’alloggio e all’organizzazione del soggiorno, mentre la struttura organizzativa si concentra principalmente sul programma e sulle attività congressuali. È stato tuttavia anticipato che, a partire dal 2026, potrebbe essere introdotto anche in Francia un modello di “pacchetto completo” comprendente alloggio e servizi correlati.
Tale evoluzione potrebbe da un lato ridurre alcune occasioni di contatto diretto con il contesto locale, ma dall’altro favorire una maggiore partecipazione di esperantisti stranieri, semplificando loro la logistica complessiva del congresso. Da questi scambi è emersa concretamente la proposta di avviare collaborazioni strutturate, tra cui lo sviluppo di seminari virtuali di giornalismo in esperanto, un progetto che potrebbe valorizzare le competenze già presenti nelle nostre realtà e aprire nuovi canali di formazione per i soci di entrambi i Paesi.

Sfide e conclusioni
La principale sfida riguarda la traduzione degli accordi informali in iniziative concrete: il confronto con colleghi stranieri genera spesso entusiasmo che fatica poi a strutturarsi. Per le prossime mobilità sarebbe utile definire già in fase preparatoria un obiettivo specifico — come la pianificazione di un primo evento comune — così da massimizzare il valore della partecipazione. Il Congresso 2026 di Espéranto-France ha rappresentato complessivamente un’esperienza formativa di alto valore, sia sul piano culturale che su quello organizzativo. Ringrazio BEA per aver reso possibile questa partecipazione.

Massimo Ripani

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