Grazie alle attività di formazione sui nuovi media iniziate col progetto Reta Edukado Nun, l’associazione Bunta Esperanto, BEA (http://www.buntaesperanto.org/) ha iniziato a implementare un approccio sempre più blended per le sue nuove attività. Spinti dal covid e con l’obiettivo di includere, disseminare e rendere disponibili le attività a una più ampia platea di partecipanti internazionali, BEA ha iniziato a utilizzare gamification (https://www.learncreateshare.eu/eventi/gamification-e-formazione/), slide (https://www.buntaesperanto.org/wp-content/uploads/2020/12/procezoj-kaj-stiloj-de-lernado-FF.pdf), video (Forma il Formatore) e piattaforme come Zoom o Google classroom per integrare, grazie alle nuove tecnologie, le lezioni tradizionali. Questo nuovo approccio blended ottimizza i vantaggi offerti da attività formative in presenza e on demand. Ma cosa significa esattamente blended learning?
La didattica ibrida o blended learning può essere definita come un approccio metodologico misto o ibrido che integra esperienze di formazione digitali a quelle classiche “analogiche”, combinando le attività in presenza a quelle in remoto.
Il principio che ispira quella che potremmo definire una tecnica di formazione mista è la possibilità di fornire al discente una vasta gamma di strumenti che rendano l’esperienza dell’apprendimento più ricca e personalizzabile.
È importante premettere che la didattica mista non può essere intesa come una pura sostituzione della didattica in presenza ma piuttosto una sua evoluzione, un upgrade potenziato attraverso l’integrazione di tecnologie e metodologie.
Si tratta quindi di una modalità formativa che prevede l’utilizzo di soluzioni educative combinate tra l’insegnamento in presenza e quello a distanza e che integra i tradizionali metodi in aula a momenti di formazione autonoma con l’utilizzo di strumenti digitali.
La didattica ibrida infatti prevede lezioni in aula frontali (a volte in modalità sincrona con discenti in presenza e online o asincrona con le lezioni registrate e sempre a disposizione) e l’utilizzo di piattaforme e strumenti digitali che permettano la raccolta di materiale formativo per lo studio e l’approfondimento come slide, video o test da completare in autonomia in modo da poter tracciare i propri risultati.
Tra i vantaggi del blended learning ci sono una più impattante modalità di interazione, che rende l’attività formativa più stimolante e affine a tutti gli stili di apprendimento, e una gestione da parte degli studenti più autonoma e responsabile nei confronti dell’attività didattica. Si creano quindi due possibilità complementari che massimizzano il duplice potenziale di questa modalità: da un lato il discente può apprendere secondo il suo naturale ritmo individuale, formandosi grazie ai contenuti online (disponibili in ogni momento); dall’altro si ha sempre la possibilità di confrontarsi con il docente coltivando la relazione diretta con il formatore. Gli incontri in aula restano necessari anche per coltivare la socialità con i propri colleghi e non demandare tutto il carico di informazioni a una fruizione totalmente digitale, cosa che potrebbe inficiare ulteriori occasioni di apprendimento a causa della mancanza di confronto diretto e essere motivo di condizioni fisiche sfavorevoli legate al poco movimento e all’utilizzo eccessivo di dispositivi tecnologici. Inoltre, da non sottovalutare è l’opportunità di poter apprendere a distanza (questa modalità si è diffusa soprattutto durante la pandemia da covid-19) e generare nuove possibilità di formazione altrimenti precluse. L’integrazione di competenze digitali e l’utilizzo di strumenti e metodi che comprendano l’utilizzo di dispositivi e piattaforme si rivela estremamente efficace anche sul piano dell’apprendimento di skills utili nel mondo del lavoro, in linea con gli sviluppi tecnologici attuali e a medio/lungo termine.
È importante che i formatori siano estremamente consci degli strumenti in uso in modo da facilitare lo svolgimento delle lezioni sincrone, evitando per esempio lunghi tempi di attesa che si ripercuotono sui tempi effettivi della formazione. Al di là del piano tecnico, è necessario anche cercare di rivolgere una maggiore attenzione alle modalità di coinvolgimento per far sì che queste siano adatte sia alle lezioni a distanza, sia a quelle in presenza, risultato sicuramente non facile da ottenere. È risaputo infatti che il rapporto in presenza tra formatore e discente ha un maggior impatto sul piano della partecipazione grazie alla possibilità di avvicinarsi, l’enfasi, la voce, gli sguardi, tutti slanci di vicinanza nei confronti degli studenti. La relazione online al contrario, tende ad essere meno inclusiva proprio a causa della distanza dettata dal mezzo. Bisognerà quindi prestare estrema attenzione alla progettualità didattica cercando di comprendere quali strumenti si addicono meglio all’argomento da trattare, pur mantenendo la consapevolezza che non esiste ad oggi una formula magica perfetta capace di arginare l’alto tasso di imprevedibilità presentato da una lezione.
La didattica ibrida sembra essere una naturale evoluzione di quella che consideriamo la tradizionale formazione, con i suoi pro e i suoi contro. Una modalità che sembra di transizione, dove il digitale si sposa con le classiche metodologie formative. Si fa fatica a pensare che un giorno tutta la didattica possa svilupparsi su un piano totalmente digitale, ma chissà, forse le lezioni del futuro saranno nel metaverso?
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