IJK 2024 Il Congresso Internazionale della Gioventù in Lituania

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Dal 16 al 25 agosto 2024, un gruppo numeroso di giovani italiani ha partecipato all’Internacia Junulara Kongreso (IJK), uno dei più importanti eventi mondiali per giovani esperantisti. Tenutosi nella suggestiva località di Šventoji, affacciata sul Mar Baltico, l’evento ha riunito oltre 200 persone da più di 15 nazioni, creando un’opportunità unica di incontro e scambio culturale. Questa esperienza rientra tra le attività della nostra associazione ed è sostenuta dal programma Erasmus+ dell’Agenzia Nazionale Indire.
Questo congresso non è stato solo una celebrazione della lingua esperanto, ma anche un’occasione per sperimentare la forza dell’inclusione e dell’incontro tra culture diverse. Attraverso lezioni, dibattiti, concerti e momenti di socializzazione, i partecipanti hanno avuto modo di migliorare le proprie competenze linguistiche, costruire nuove amicizie e rafforzare le reti internazionali.

Un Programma Ricco di Attività e Condivisione
Il programma dell’IJK 2024 ha offerto una vasta gamma di attività, dalle lezioni di esperanto alle escursioni, dai workshop creativi ai dibattiti culturali. Emanuele, esperantista di lunga data, che ha partecipato all’IJK dopo quasi dieci anni dalla sua prima esperienza, ci racconta che durante il suo primo congresso nel 2015, era parte del team organizzativo e non ha potuto godersi pienamente l’evento. Questa volta, invece, lo ho vissuto da partecipante, potendo finalmente assaporare il ricco programma di attività e immergersi nell’atmosfera conviviale. Ha avuto modo di rafforzare legami con altri esperantisti italiani e di creare nuove collaborazioni internazionali.

Le giornate iniziavano con lezioni di esperanto per i principianti e non, seguite da workshop e dibattiti su temi culturali. Tra le attività più apprezzate vi è stata una simulazione delle Nazioni Unite, in cui i partecipanti hanno potuto confrontarsi su temi di attualità, il tutto in esperanto.

Le Serate: Tra Musica e Socializzazione
Le serate erano il momento clou del congresso, con concerti dal vivo e momenti di relax. Mattia, partecipante per la prima volta, racconta che le serate erano il cuore del congresso: concerti, balli e soprattutto la possibilità di conoscere persone da tutto il mondo. tra i suoi momenti preferiti è stata la “trincomanĝa nokto” dove ha potuto condividere cibo italiano con più di 200 persone. Questi momenti gli hanno permesso di migliorare la padronanza dell’esperanto e di superare la timidezza nel parlare con gli altri.
Durante la trincomanĝa nokto, ogni partecipante ha portato cibo e bevande tradizionali del proprio Paese, creando un vero e proprio festival gastronomico internazionale. Questo tipo di attività non solo ha favorito la socializzazione, ma ha anche messo in evidenza il valore dell’esperanto come lingua di scambio interculturale.

Il Valore delle Relazioni Internazionali
Uno degli aspetti più importanti dell’IJK è stato il rafforzamento delle reti internazionali. Vittorio, un altro partecipante, ha sottolineato quanto questa esperienza gli abbia permesso di creare legami profondi con persone provenienti da tutto il mondo. All’inizio, pensava che le persone provenienti da Paesi lontani fossero molto diverse ma, durante il congresso, ha scoperto i tratti comuni e ha stretto amicizie molto profonde. Il congresso gli ha insegnato quanto l’esperanto possa unire le persone e abbattere i muri tra le culture e costruire nuove relazioni.
Vittorio ha parlato anche della cosiddetta “PostRenkontiĝa Sindromo”, un termine scherzoso usato per descrivere la malinconia che si prova dopo eventi così intensi, e la voglia di partecipare subito a un nuovo incontro esperantista.

Una Crescita Personale e Linguistica
Per molti partecipanti, l’IJK ha rappresentato una svolta anche a livello personale. Luca, che ha partecipato per la prima volta a un congresso esperantista, ha descritto come l’evento lo abbia aiutato a riflettere su se stesso senza il peso di pregiudizi o giudizi esterni e scoprire aspetti di se stesso che non conosceva. Quindi il congresso è stato molto più di un’esperienza linguistica. È stato anche un viaggio di crescita personale.

Sfide e Proposte
Nonostante l’atmosfera inclusiva, Clara, alla sua prima esperienza con la comunità esperantista, ha vissuto momenti di frustrazione nel cercare di comunicare in esperanto, essere principiante in un congresso con così tanti esperantisti esperti è stato per lei impegnativo. Ha fatto fatica a seguire alcune conversazioni e si è sentita bloccata in alcune situazioni. Per questo ci dice che per il futuro sarebbe utile creare piccoli gruppi di principianti esperantisti per farli sentire più a loro agio.
Questa proposta riflette l’esigenza di dare una maggiore attenzione a chi partecipa per la prima volta ad un congresso e creare luoghi maggiormente inclusivi dove possano praticare la lingua senza sentirsi sotto pressione.
Sempre Clara ci racconta che comunque la gentilezza di molte persone incontrate lì le ha anche permesso di provare il suo esperanto e di non sentirsi troppo in imbarazzo nel comunicare perché sapeva che  gli interlocutori erano pazienti.

Guardando al Futuro
L’IJK 2024 ha dimostrato il valore dell’esperanto come strumento di inclusione e scambio culturale, offrendo a centinaia di giovani l’opportunità di creare connessioni internazionali e di migliorare le proprie competenze linguistiche.
La nostra associazione si impegna a sostenere e promuovere la partecipazione a eventi come l’IJK, incoraggiando l’inclusione di tutti, indipendentemente dal livello di esperienza linguistica. Eventi come questo dimostrano quanto l’esperanto possa contribuire a creare un mondo più aperto e connesso, e non vediamo l’ora di partecipare ai prossimi incontri per continuare questo straordinario percorso di scoperta e crescita.

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

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