Nitobe pri la komunikmastrumado rilate la esceptan situacion pro COVID-19 fare de Eŭropa Unio

  • Home
  • /
  • Nitobe pri la komunikmastrumado rilate la esceptan situacion pro COVID-19 fare de Eŭropa Unio

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell’associazione Nitobe che condividiamo nella sua totalità

La krizo rilate al la disvastiĝo de la viruso COVID-19 kondukas al tuja aktivado de eksterordinaraj mezuroj por eviti disepidemion en pluraj landoj. Temas pri evento, kiu manifestiĝas en internacia kadro nun karakterizata de la realo de Eŭropa Unio, kiu devus garantii al eŭropaj civitanoj komunan perspektivon de referenco kaj kunordigon inter naciaj sistemoj. Kaj ĝuste el la EU, oni atendus bonan administradon de la krizo, kiu montrus konkretan atenton al la lingvaj diferencoj. Tio postulas antaŭ ĉio la eblecon atingi ĉiujn eŭropajn civitanojn kaj tiel garantii al ili ĉiuj la eblecon kompreni (kaj sekve respekti) la esceptajn mezurojn ellasitajn.

Kun profunda bedaŭro, tamen, oni trovis, ke gazetara komuniko de nur kvar paĝoj eldonita la 24an de februaro enhavis informojn pri la agado de Eŭropa Unio pri la epidemio nur en la angla. La unuaj tradukoj al aliaj oficialaj lingvoj aperis nur post tri aŭ kvar tagoj. Nitobe, asocio por protekto de lingva justeco kaj demokratio, petas, ke oni respektu rajton de ĉiuj eŭropanoj rapide kaj klare ricevi la informojn necesajn por la protekto de sia sano. Post la eliro de Britio el Eŭropa Unio, la angla estas la gepatra lingvo de eĉ ne 2% de la eŭropa loĝantaro, kaj la elekto eldoni nur en la angla urĝajn dokumentojn adresitajn al la tuta loĝantaro ne havas sencon laŭ ia valida kriterio de komunikada efikeco.

Ni petas, ke estu rekonebla la efika rajto de aliro de ĉiuj eŭropaj civitanoj al fundamentaj informoj, pli malpli en la kunteksto de krizo kiel la nuna. Ĉi tiu rajto laŭ nia vidpunkto baziĝas ankaŭ sur justa aliro al informoj, kiu devas esti senprokraste esprimita en la plej granda ebla nombro da lingvoj oficiale agnoskitaj de Eŭropa Unio kaj ideale en ĉiuj.

L’emergenza sanitaria relativa alla diffusione del COVID-19 sta comportando l’attivazione immediata di misure straordinarie di contenimento dell’epidemia in diversi paesi. Un evento che si manifesta in un quadro internazionale ora caratterizzato dalla realtà dell’Unione Europea, che garantisce alle cittadine e ai cittadini europei una prospettiva comune di riferimento e coordinamento fra sistemi nazionali. Ed è proprio dall’UE che ci si sarebbe aspettata una gestione comunicativa dell’emergenza concretamente attenta alle diversità linguistiche che la caratterizzano. La comunicazione chiara ed efficace delle misure da rispettare in queste eccezionali circostanze richiede innanzitutto la possibilità di raggiungere tutti i cittadini europei, garantendo quindi a tutti loro la possibilità di comprendere (e quindi rispettare) le misure eccezionali diramate.

Con profondo rammarico invece si è constatato che un comunicato stampa di sole quattro pagine contenente informazioni sull’azione dell’Unione Europea in materia di contenimento dell’epidemia nei giorni dell’esplosione epidemica in Nord Italia (primo caso diagnisticato in Italia: 21 febbraio 2020) è stato pubblicato il 24 febbraio unicamente in inglese nel corso della prima settimana di emergenza. Le prime traduzioni nelle altre lingue riconosciute si sono apparse solo dopo tre o quattro giorni . Come Nitobe, associazione per la tutela dei diritti e della democrazia linguistica, chiediamo che venga posta all’attenzione degli organi competenti il mancato rispetto del diritto di ogni cittadina e cittadino europeo a ricevere tempestivamente e in modo chiaro le informazioni necessarie alla tutela della propria ed altrui salute. Dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, l’inglese è la lingua materna di neppure il 2% della popolazione europea, e la scelta di pubblicare soltanto in inglese documenti urgenti e indirizzati a tutta la popolazione non si giustifica secondo nessun criterio valido di efficienza comunicativa.

Chiediamo che sia riconosciuto l’effettivo diritto di accesso di tutte le cittadine e i cittadini europei a informazioni fondamentali, a maggior ragione nel quadro di un’emergenza sanitaria come quella attuale. Tale diritto, dal nostro punto di vista, si basa anche sull’equo accesso alle informazioni, che devono essere espresse tempestivamente nel maggior numero possibile di lingue riconosciute ufficialmente dall’Unione Europea, e idealmente in tutte.

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

Potrebbero interessarti anche

A Tiana, parte di una comunità

A Tiana, parte di una comunità

L’82ª Internacia Junulara Kongreso (IJK), si è svolta a Tiana, in Catalogna, dal 9 al 16 agosto 2026, è stata la mia prima esperienza a un congresso esperantista di queste dimensioni e,...

LEGGI DI PIù $