Raporto Klaĉ-kunveno Post Somero 2019 en Bodegraven (Nederlando)

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Ekde la 1a ĝis la 3a de novembre de 2019, Angxemi, Maŭro kaj Rikardo partoprenis kiel Beanoj en la Klaĉ-kunveno Post Somero en Bodegraven; renkontiĝo prizorgata de la junaj nederlandanoj.

Dum la renkontiĝo oni partoprenis en due interesaj prelegoj kaj en seminario.

La unua prelego temis pri la Esperantaj kongresoj en Japonio kaj Koreo. Ĉi tiu temo ebligis nin prikonsideri la malsimilecojn inter la eŭropaj kaj aziaj renkontiĝoj kaj, evidente, ke la komunikagado malsimilendas laux la celgrupoj. Tiaj celgrupoj do ne kategorieblas nur laŭ aĝo aŭ interesoj sed ankaŭ laŭ deveno.

La dua prelego rilatis la aktivaĵojn de la Esperanta grupo de la Verdaj Skoltoj. La grupo, kiu naskiĝis en la jaro 2012, zorgas pri eŭropaj renkontiĝoj por la skoltj kiuj jam parolas esperanton kaj kiuj aĝas inter 12 kaj 19. Post la prezentado de la estontaj aktivaĵoj, oni parolis pri la historio de la grupo kaj oni parolis pri la malfacilaĵoj kiujn ili vivas kiel eta Esperanta internacia grupo. Post la prelego, nia Rikardo, kiu estas itala skolto, prenis kontaktojn kun la preleganto por analizi ĉu eblas krei rilaton kaj kunlaboradon inter la grupo Verdaj Skoltoj kaj la sendanta asocio Bunta Esperanto Asocio.

Fine, la seminario prizorgata de la trejnisto Michael Boris Mandirola, aliĝita membro de BEA sed sendita de la Tuluza Esperanto Centro, temis pri plibonigo de varbkapabloj. Pere de ĉi tiu (bedaŭrinde) mallonga seminario, la partoprenantoj en la projekto havis la ŝancon vivi gravan momenton de kunpartigo de bonaj kutimoj interŝanĝante ideojn kaj spertojn kun la aliaj partoprenantoj el aliaj Eŭropaj landoj kiel Danio, Francio, Germanio, Belgio kaj Hungerio.
Certe, interesaj estis ankaŭ la ĉiutaga vivo. Vivante en kumunumo dum ĉi tiuj tri jaroj, la Beanoj havis la ŝancon:

1. koni novajn homojn kaj krei novajn rilatojn kun aliaj eŭropaj asocioj.

2. fortigi la rilatojn kun homoj kaj eŭropaj asocioj kun kiuj oni jam kunlaboris en estintaj eŭropaj projektoj.

3. la novuloj povis sperti la facila interkomprenigado de Esperanta komunumo kreskigante iliajn lingvajn konojn kaj spertojn.

4. oni komencis intervjui Esperantistojn rilate la temo: “Kiom gravas en via vivo la sento de aparteno al Esperanta Komunumo”.

5. oni malkaŝi la interesan rolon kiu ludis Esperanton en la helpon de minoritataj lingvoj.

***

 

Nei giorni 1, 2 e 3 novembre 2019, Angemì, Mauro e Riccardo hanno partecipato come rappresentanti di BEA all’evento organizzato dai giovani olandesi, il Klaĉ-kunveno Post Somero, che ha avuto luogo nella località di Bodegraven.

Nel corso dell’incontro si è partecipato a due interessanti conferenze e a un seminario.

La prima conferenza, tenuta dall’Esperantista Ben Indestege, aveva come tema di riferimento l’analisi dei congressi di Esperanto in Giappone e Corea. Questo argomento ci ha consentito di riflettere sulle differenze tra gli incontri europei ed asiatici e, evidentemente, anche sul fatto che le azioni comunicative devono essere necessariamente differenti a seconda del target a cui gli incontri si riferiscono. Tali target, dunque, non sono categorizzabili solo per età ed interessi ma anche per provenienza degli stessi.

 

La seconda conferenza era invece riferita alle attività del gruppo esperantista Verdaj Skoltoj, il gruppo scout internazionale che utilizza l’Esperanto come lingua di comunicazione. Il gruppo, nato nel 1012, si occupa di organizzare eventi europei per gli scout che già parlano Esperanto e che hanno un’età compresa tra i 12 e i 19 anni. Dopo la presentazione dei prossimi eventi, si è parlato della storia del gruppo e delle difficoltà che vivono in qualità di piccolo gruppo internazionale costituito prevalentemente da giovani. In seguito alla conferenza, Riccardo ha parlato personalmente con il conferenziere Valère Doumont per cercare di comprendere se è possibile creare una relazione collaborativa tra BEA e il gruppo dei Verdaj Skoltoj.

 

Infine, si è partecipato al seminario tenuto dal trainer Michael Boris Mandirola, membro del gruppo BEA ma presente all’evento in qualità di rappresentante dell’associazione “Toulouse Esperanto Centro”, città dove attualmente risiede. Il seminario ha trattato il tema delle strategie comunicative per migliorare le attività di informazione relative alla lingua Esperanto. Poiché purtroppo il seminario ha avuto breve durata, è stato percepito dai BEANOJ più come uno scambio di buone pratiche relative al tema giacché al seminario hanno partecipato altri partecipanti all’evento provenienti da altri paese europei come Danimarca, Francia, Germania, Belgio e Ungheria.

Particolarmente interessanti sono stati anche i momenti dedicati alla quotidianità comunitaria che ha permesso di arrivare ai seguenti risultati:

 

  1. Conoscere nuove persone e creare nuove relazioni con altre associazioni europee.

 

  1. Rafforzare i legami con persone e associazioni europee con i quali BEA aveva già lavorato nel corso di progetti europei precedenti.

 

  1. I neofiti della lingua hanno potuto sperimentare la facile intercomunicazione e intercomprensione attraverso l’Esperanto arricchendo così la loro conoscenza della lingua.

 

  1. Si è iniziata una serie di interviste agli esperantisti presenti affrontando il seguente tema: “Quanto conta nella nostra quotidianità il sentimento di sentirsi appartenenti alla comunità esperantista”.

 

  1. Si è scoperto l’interessante ruolo che ha avuto l’Esperanto negli anni precedenti nell’aiutare lingue minoritarie a ottenere lo status di lingua ufficiale, argomento sul quale si è mostrato interesse al fine di comprendere se è una sfida che oggi l’Esperanto può ancora sostenere.

***

From the 1st to the 3rd of November 2019, Angemì, Mauro and Riccardo participated as BEA representatives to the Klaĉ-kunveno Post Somero, the event organized by Dutch youngsters in Bodegraven (Holland).

During the meeting, they took part to two interesting conferences and to a seminar.

The first conference, hold by the Esperanto speaker Ben Indestege, was focused on the analisys of the Esperanto congresses in Japan and Korea. This subject made the participants think about the differences between the european and the asian Esperanto meetings. Moreover, they reflected on the fact that all communication actions must be necessarily different in relation to the targets chosen. This implies that the targets are not only categorised by age and personal interests but also by their country of origin.

The second conference was centered on the activities of the esperanto group of Verdaj Skoltoj, the international scout group that uses Esperanto as their main language. The group, which was born in 2012, organizes european events aimed at Esperanto speaking scouts aged between 12 and 19 years old. After the presentation of the upcoming events, the participants talked about the history of the group and about the difficulties they have as a little international group made up primarily by young people. Following the conference, Riccardo spoke personally with the conference holder Valère Doumont to try to understand if BEA and the Verdaj Skoltoj could collaborate.

At the end, the BEA team participated to the seminar hold by Michael Boris Mandirola, member of BEA but sent to the event as representative of the association “Toulouse Esperanto Centro”, city in which he lives now. The seminar dealt with the communication strategies needed to improve the communication activities connected to the Esperanto language. Due to the brevity of the seminar, it has been perceived by the BEANOJ more as a good practice talk, given also the fact that many seminar participants came from other european countries such as Denmark, France, Germany, Nederlands, Belgium and Hungary.

Even day-to-day life has been particularly interesting during the staying in the Esperanto community. The everyday community life and chit chats allowed the BEA team to:

  1. Know new people and create new relationships with other european associations.

  2. Strengthen the bond with people and european associations with whom BEA had already worked for previous european projects.

  3. Experience easy communication and comprehension through the speaking of Esperanto. This aspect has been particularly useful for Esperanto newbies which used the event as an opportunity to enrich their knowledge of the language.

  4. Start a series of interviews to the Esperanto speakers about the issue “How important is the feeling of belonging to the esperantist community in the everyday life”.

  5. Discover the pivotal role Esperanto had in the previous years to help other minoritarian languages to obtain the status of official tongue, theme which has been of particular interest to understand if this is a type of challenge that Esperanto can still uphold.

 

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

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