Raporto pri KEKSO 2023 Hamburgo

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Diego F. Lotesto

En 2022 mi ne sukcesis flugi al Germanio por ĉeesti KEKSO-n – eventon dediĉata al gejunuloj sub la 35 jaroj kaj karakterizata pro la devigo kunporti biskvtitojn aŭ fruktojn – pro nedezirataj horarŝanĝoj de la flugoj. Sed malsame kaj pli bone iris en 2023: la escepta urbo Hamburgo atendis nur min! EO

Nel 2022 non sono riuscito ad andare in Germania per partecipare al KEKSO a causa di indesiderati cambiamenti nell’orario dei voli. Le cose sono state diverse e migliori nel 2023: la eccezionale città di Amburgo mi attendeva! ITA

 

EO – Okaze de la finsemajna aranĝo, mi vizitis belan lokon, ne nur fama por esti la urbo, kie disvolviĝas “Historio de meveto kaj de la kato, kiu instruis ĝin kiel flugi” de L. Sepúlveda, sed ankaŭ vera trezoro pro kulturo.

Rakontante sekvante ordon, mi ricevis tranoktejon de paro de simpatiaj samideanoj, kiu loĝas hamburge, kaj poste mi translokiĝis en junulargastejo, kie mi trovis multajn novajn vizaĝojn, specife de Francaj samideanoj, kun kiuj mi ludis.

La nura “maldulĉa” afero pri tiu ĉi KEKSO estas, ke mi ne tro aktive ĝuis la etoson kun la aliaj gejunuloj, ĉar mi devis studi por parta ekzameno la sekvano lundon, mi iom stresiĝis kaj ne tro amuziĝis, sed ne ĉiam!
Estis pluraj momentoj por malstreciĝi, ekzemple vizito al la Esperantista Klubo de Hamburgo, kie okazis konferencoj kaj kartludoj.

Nokte, oni festis kaj trankvile diskutis, drinkante bieron aŭ teon kaj libere gustumante la dolĉaĵojn kunportitajn de la partoprenintoj. Mi persone havis amaretti-n de Mombaruzzo kun mi, sed neniu rimarkis ilin… 🙁
Mi multe aprecis, ke pluraj junuloj membakis hejme siajn dolĉaĵojn! Tio donas pli unikan sensacion kaj plivalorigas la simplajn objektojn.

Krom tio, kion mi ĵus rakontis, ne rajtis manki arta nuanco en mia sperto en Germanio. 😉
ĉi tial, mi lerte esploris la urbon kaj ĝuis pri ĝiaj belecoj.
Mi unue faris boatĝiron laŭ la Elba rivero, kun glacia vento, kiu perfortis mian haŭton.
Poste, mi eniris la Filarmonion, oranĝkoloran kostruaĵon, kies pinto similas al marondoj. Tie estas panorama teraso super Hamburgo.

En Hamburgo estas UNESCO-loko: en la Germana, ĝi nomingas “Speicherstadt” (magazenurbo). Temas pri 17 eksmagazenoj konstruitaj dum la periodo 1880-1930 ĉ., kiuj hodiaŭe gastigas plurajn muzeojn – ekz. la Muzeon pri Miniaturoj – kaj oficejojn.

Mi marŝis antaŭ la preĝejoj de Sankta Michaelis kaj de Nikolai. De ĉi tiu lasta restas nur la sonorilturo, ĉar la reston detruis bomboj en 1943.

Fine, mi atingis la Placo de la Urbodomo, uno el la plej belaj, kiujn mi vidis en mia vivo.
Antaŭ ol veni al Hamburgo mi jam havis peton por mi mem: viziti la Artgalerion (Kunsthalle germane), kiu enhavas artaĵojn el la XII-a jarcento ĉirkaŭ ĝis nia nuntempo.

Inter la aliaj, nemaltrafebla estis la sekcio dediĉata al la romantika pentristo Caspar David Friedrich, kaj specife sia Vaganto super nebulmaro (Wanderer auf dem Nebelmeer, 1818), kiu malbonŝance estis aliloke dum mia vizito.

Sed mi ĉiukaze ege amis la lokon.

Mi entute ŝatis mian restadon en Germanio, pli defio al mi mem por finfine partoprenis la tiel multe deziratan KEKSO-n.

En Germanio, poste, mi ĉiam sentis min, kiel hejme.
Do, ĝis baldaŭ karaj, sekvu min en novajn aventurojn!

La pentraĵo en la foto estas de Philipp Otto Runge, La Mateno, 1808.

Ĉe tiu ligilo vi povas legi raporton pri la Kekso farita de la Esperanta Kultura Centro de Toluzo. El kiuj ni prenis kelkajn fotojn. @Jonathan SCHNEIDER

 

ITA – Il KEKSO è un evento dedicato a persone sotto i 35 anni con la caratteristica dell’obbligo di portare biscotti o frutta dalla propria nazione di appartenenza,

Durante l’evento del weekend, ho visitato un luogo bellissimo, famoso non solo per essere la città in cui si svolge “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di L. Sepúlveda, ma anche un vero tesoro culturale.

Ho ricevuto ospitalità da una coppia esperantisti che vivono ad Amburgo. Successivamente, mi sono trasferito in un ostello della gioventù dove ho incontrato divers nuove persone, in particolare esperantisti francesi, con cui ho interagito.

L’unico aspetto “agridolce” di questo KEKSO è stato che non ho potuto godermi pienamente l’atmosfera con gli altri giovani perché dovevo studiare per un esame che dovevo tenere il lunedì successivo. Mi sentivo un po’ stressato e non mi sono divertito appieno, ma non sempre è andata così!

Ci sono stati diversi momenti per rilassarsi, come una visita al Club Esperantista di Amburgo, dove si sono svolte conferenze e giochi. Di notte, abbiamo festeggiato e discusso tranquillamente, bevendo birra o tè e assaporando liberamente i dolci portati dai partecipanti. Personalmente, avevo con me gli amaretti di Mombaruzzo, ma nessuno li ha notati… 🙁

Ho apprezzato molto che diversi giovani abbiano portato i propri dolci da casa! Dà una sensazione più unica e valorizza le semplici cose.

Non è mancata la sfumatura artistica nella mia esperienza in Germania. 😉 Pertanto, ho esplorato piacevolmente la città e ho apprezzato le sue bellezze.

Ho fatto prima una gita in barca lungo il fiume Elba, con un vento pungente. Poi sono andato alla Filharmonia, un edificio color arancione con una costruzione in vetro che assomiglia a delle onde marine. C’è una terrazza panoramica con vista su Amburgo.

Ad Amburgo, c’è un sito UNESCO chiamato “Speicherstadt” (città dei magazzini). Consiste in 17 ex magazzini costruiti nel periodo 1880-1930, che ora ospitano diversi musei, ad esempio il Museo delle Miniature.

Ho camminato fino alle chiese di San Michele e Nicola. Rimane solo il campanile di quest’ultima, poiché il resto è stato distrutto dalle bombe nel 1943. Infine, sono arrivato nella piazza del Municipio, una delle più belle che abbia mai visto nella mia vita.

Prima di andare ad Amburgo, mi ero prefissato un obiettivo: visitare la Galleria d’Arte (Kunsthalle Germane), che contiene opere d’arte dal XII secolo ai nostri giorni. Tra cui Philipp Otto Runge, La mattina, 1808.

Tra gli altri, indimenticabile è stata la sezione dedicata al pittore romantico Caspar David Friedrich, in particolare il suo “Il viandante sul mare di nebbia” (Wanderer auf dem Nebelmeer, 1818), che sfortunatamente era altrove durante la mia visita. Ma l’ho comunque adorato.Ho apprezzato molto il mio soggiorno in Germania, sfidando me stesso a partecipare finalmente all’evento tanto desiderato del KEKSO. In Germania, in seguito, mi sono sempre sentito a casa. Quindi, a presto cari, seguitemi in nuove avventure!

A questo link potete leggere il rapporto sul Kekso del Le Centre culturel espéranto di Toulouse. Da cui abbiamo preso alcune foto di @Jonathan SCHNEIDER

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

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