Raporto pri la Junulara Esperanto-Semajno (JES) 2022-23

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Diego F. Lotesto | lundon, la 9-an de januaro 2023

Esperanto ebligas vivi ĉiujn jarpartojn kaj -festojn kune kun gesamideanoj, daŭrigante lerni!
Do, jen kial mi ege volonte pasigis la novjaran nokton en Germanujo, partoprenante la JES-n, la finjaran, unusemajnan aranĝon, kiu en tiu ĉi kazo brakumis la komencon de 2023.
Ĝi okazis en Löwenberger Land, komunumo iom pli norde ol Berlino.
Kiel ĉiam, la evento oferis al mi multajn aktivaĵojn por kreskigi miajn konojn kaj kapablojn rilate al pluraj temoj: ekzemploj inter ili estis teatro, eskterlandaj dancoj, (kart)ludoj, kino, muziko kaj interesaj scivolemoj (ankaŭ pri Italio mem)! 
Pritrakante pratikan aspekton, mi havis la okazon – se ne la devigon – pli maturiĝi: mi akiris pli efikajn organizkapablojn. Mi ekzemple nepre devis trovi iom da tempo por studi pro alproksimiĝinta universitata ekzameno, kaj mi bonŝance realigis mian volon. Mi trovis oportunan tempsubdividon de miaj tagoj, laŭ la rimedoj, pri kiuj mi disponis.

Aldone, mi afirmas, ke ĉi tiaj spertoj en kaj fizika kaj emocia loko kiel Esperantujo ofte permesas al mi iĝi pli respondeca juna plenkreskulo. Sammaniere, ili helpas al homo kiel mi pli bone kompreni, kio pli gravas kaj taŭgus fari. En la pasinteco, mi ofte havis malfacilecojn rapide taksi la situacion kaj agi konsekve, ĉar estis tro da opcioj por elekti. Nun, mi progrese estas akiranta tiun ĉi kapablon.
Homnivele, kiel kutime, oni povis ekkontakti multenombrajn kulturojn kaj tradiciojn el la tuta mondo; siaj sociaj rilatoj povis esti ekzercataj. Oni iĝas ero de mirinda, mondcivitana mozaiko. Respekto por la aliaj, kreado de novaj sentoj, aparteno al tute nekutima, tamen altvalora homgrupo kontentigis kaj kontentigas min pleje!
Dum simila evento kiel JES, mi estas aparte atenta al la media aspekto, kiu ĉiam restas kara al mi: ne mankis naturo; senlimaj arbaroj troviĝis ĉirkaŭ la loĝejo “Am Wald”.
Kaj kiel ne povi rakonti pri la proksimaĵoj de la kongresejo? Kredu min aŭ ne, sed mia restado en Germanio enhavis ankaŭ “historian lecionon”, tiun pri la koncentrejo de Sachsenhausen (pr. Zaksenhaŭzen), ĵus ekster la centro de la urbeto Oranjenburgo, kiu funkciis de 1936 ĝis 1945. Povi lerni iom pri la realaĵo de foraj jaroj – sed ne tro – estis tre sugestia, kaj donis al mi pli detalan kadron de la loko, apud kiu mi ĉeestis JES-n.   

Berlino, kun siaj konategaj vidindaĵoj, estas urbo, kiun oni amas aŭ malamas. La muro, la Brandeburga arko, la parlamenta konstruaĵo (Reichstag) ktp sentigis min pli konektata kun la realaĵo. Mi konfesas, ke mi jam klopodis dufoje viziti la Germanan ĉefurbon, sensukcese pro la pandemio. Do jen alia atingita alvenpunkto!

Por konkludi: JES plaĉis al mi.

Ĝi povas kompreneble esti plibonigata (ne plu nur la vegetara manĝebleco, bonvolu!): ĉiam estos plibonaĵoj kaj malplibonaĵoj, tio estas unu el miaj devizoj.
Miaopinie, eblas trovi ĝeneralan sencon rilate al la JES-sperto: akcepti la novan jaron, pretigante sin al ĉiuj ĝiaj venontaj defioj, okazoj, farendaĵoj, kun espero kaj pozitivaj intencoj! Kaj kiu pli bona okazo por tio povus ekzisti, se ne esti kun gekaruloj kaj geamikoj?!

 

L’idea alla base di questo evento è molto semplice: riunire per una settimana giovani esperantisti provenienti da paesi diversi, creando uno spazio in cui imparare, discutere, organizzare attività e, soprattutto, vivere insieme. L’edizione del 2026 è stata organizzata da una commissione guidata da TEJO (organizzazione giovanile mondiale esperantista) e dalla KEJ (gioventù esprantista catalana) e ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Il congresso si è svolto in Catalogna, a Tiana. La Conreria, sede del congresso, si trova all’interno del parco naturale della Serralada de la Marina, immersa nel verde e lontana dal caos della città, e durante la settimana ci ha offerto bellissimi scorci tra mare e montagna.

Ho partecipato sia come formatrice che come aiutante nel corso dell’evento, questo ha significato passare continuamente da un’attività all’altra: da un turno come aiutante alla realizzazione di un programma, allo svolgere i miei ruoli come volontaria al tavolo di TEJO per rispondere a domande o distribuire materiale dell’associazione, cercando nel frattempo di trovare il tempo per vedere gli amici, partecipare alle attività degli altri e, ogni tanto, ricordarmi che ero anche lì per godermi l’estate. In pratica, nel corso della settimana sono stata una trottola.

Come formatrice ho gestito il programma “Ekzercu kun la TEJO-volontuloj” (esercitati con i volontari di TEJO), e ho collaborato a “Kien la mondo iras?” (Dove va il mondo?) e TEJO sin prezentas (TEJO si presenta). Come volontaria dell’IJK ho svolto invece dei turni quotidianamente, durante i quali mi sono occupata soprattutto delle cose più pratiche: servire durante i pasti, stare alla trinkejo, distribuire materiali e dare una mano dove serviva.

La settimana è stata piena e non c’è mai stato un giorno come un altro. Il programma ufficiale comprendeva conferenze, discussioni, seminari, laboratori, giochi, concerti, attività culturali, escursioni e programmi serali e notturni. Tra le attività che mi sono rimaste più impresse c’è stata quella dedicata all’ecolinguistica, nella quale abbiamo esplorato il modo in cui le parole influenzano la nostra percezione della natura. Ho scoperto, per esempio, che alcune lingue hanno moltissime parole per descrivere la pioggia, mentre altre non ne hanno

nemmeno una. Mi ha fatto pensare a quanto sia diverso il modo in cui le varie lingue scelgono cosa nominare, distinguere e quindi, in qualche modo, osservare. Mi ha incuriosito molto anche lo spettacolo di teatro d’ombre indonesiano. Da musicista, sono stata particolarmente attratta dal modo in cui musica, narrazione e teatro si intrecciano all’interno di una tradizione così lontana da quella europea, nei miei anni di studi mi sono sempre confrontata principalmente con le tradizioni europee, americane o africane, per cui assistere finalmente dal vivo a una rappresentazione appartenente alla cultura asiatica, mi ha permesso di rispolverare delle conoscenze fino ad allora rimaste solo incastonate nei libri di testo.

Per quanto riguarda la mia esperienza come formatrice, voglio soffermarmi soprattutto sul programma sportivo che ho guidato, in quanto negli altri due programmi ho principalmente dato una mano. Ekzercu kun la TEJO-volontuloj in una settimana molto intensa ha rappresentato uno spazio di decompressione, questo è stato molto apprezzato dai partecipanti e dalla sottoscritta. Il programma di per sé è stato abbastanza semplice: un piccolo gruppo di persone si è riunito e ha svolto insieme vari esercizi, tuttavia da questa piccola iniziativa è nato un impegno più grande: nei giorni successivi il gruppetto che si è formato ha continuato di fatto ad allenarsi insieme ogni giorno, in modo totalmente spontaneo. Anche il programma “Kien la mondo iras?” ha ricevuto altrettanto successo, si è trattato di un gioco di ruolo geopolitico, basato su scenari catastrofici ma spaventosamente vicini alla realtà, è stato bellissimo vedere i partecipanti attivamente coinvolti e entusiasti di prendere parte al gioco, e quest’esperienza ha fornito diversi spunti di conversazione anche in seguito al programma, è sempre bello quando un progetto non termina allo scadere del tempo previsto da programma, ma trova spazio anche nei giorni a seguire nelle conversazioni o nelle azioni delle persone.

I momenti più belli dell’IJK però, sono stati quelli non scritti nel programma. Durante la Trinkmanĝa Nokto per esempio, aggirandomi tra i vari tavoli ricchi di prelibatezze, ho notato sul tavolo del Brasile una seconda bandiera, e ho riconosciuto che fosse quella dello stato di Pernambuco. La mia osservazione casuale ha scatenato l’euforia dei brasiliani, che mi hanno accolta immediatamente tra di loro e hanno iniziato a servirmi ogni singolo assaggio presente sul loro tavolo, da lì in poi mi sono poi ritrovata a passare la serata insieme a loro, che sono anche arrivati a eleggermi come “brasiliana onoraria”.

Un altro bellissimo fuori programma è avvenuto durante una delle serate in cui era previsto il DJ set di due miei amici, Gabriele e Francesco. Ho partecipato alla serata per dare il mio supporto dalla pista, quando Francesco ha preso il microfono e ha iniziato a farmi una dedica. Non avevo idea di cosa stesse succedendo e, per qualche secondo, sono rimasta semplicemente lì a chiedermi perché stesse parlando proprio di me. Poi è partita la musica e sullo schermo è comparsa addirittura una mia foto. Gabriele e Francesco avevano preso la mia voce da un vecchio messaggio vocale e l’avevano trasformata in una canzone, che avevano preparato di nascosto per mesi. Dopo lo spaesamento iniziale ho iniziato a ridere e a ballare, e mi sono divertita moltissimo a vedere tutti ballare su quella canzone completamente surreale, con la mia voce che usciva dagli altoparlanti e la mia faccia proiettata davanti a noi. È stato uno di quei momenti talmente assurdi che, mentre li vivi, non sai nemmeno bene come registrarli, sai soltanto che sei felice di essere lì. E più di tutto, mi ha fatto sentire un’enorme gratitudine per i miei amici, che avevano passato mesi a prepararmi una sorpresa del genere.

Ovviamente la perfezione non esiste, e benché io abbia chiaramente apprezzato il congresso, non sono mancati i momenti di difficoltà, anche legati a qualche intoppo organizzativo. Non sempre ho avuto informazioni chiarissime su quello che avrei dovuto fare, soprattutto nei primi giorni. Organizzare un evento con centinaia di persone e varie attività da gestire significa inevitabilmente avere un certo margine di caos, ma questa atmosfera caotica può tirare fuori il meglio di noi, soprattutto quando arriva il momento di deviare dal piano originale e creare sul momento un’alternativa adatta.

Ripensando alla settimana vissuta, sono certamente felice di aver preso parte a questa edizione di IJK. Oltre a creare e a rafforzare dei bellissimi legami, la cosa che più mi porto via da questa esperienza è senz’altro una maggiore fiducia nel riuscire a stare dentro situazioni che non posso controllare completamente: a improvvisare quando qualcosa non va secondo i piani, a condurre attività in esperanto senza passare metà del tempo a chiedermi se sto usando la parola giusta, a collaborare con persone provenienti da paesi e realtà diverse dalla mia e farlo in una lingua che, fino a poco tempo fa, non avrei mai immaginato di poter usare con tanta naturalezza e, soprattutto, a sentirmi abbastanza tranquilla anche quando non ho tutte le risposte. Ma soprattutto, dopo un anno di immersione nel mondo esperantista, da questo IJK ho portato via anche la sensazione di appartenere a una comunità accogliente e vivace.

Chiara Giommetti

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